Il tribunale in corsia: ventottomila esposti l'anno ma 2 casi su 3 sono archiviati.
Sempre più pazienti denunciano all'autorità giudiziaria presunti errori subiti.
In 10 anni i contenziosi sono aumentati di 11mila unità.
La copertura assicurativa a carico del Ssn tocca i 500 milioni di euro.
Maggiore presa di coscienza, più attenzione ai propri diritti e il faro dei media puntato sui casi di malasanità.
Questi gli ingredienti di una miscela esplosiva che ha portato gli attori in scena su un terreno recintato sul quale poggiano interventi, somministrazione dei farmaci, diagnosi, accertamenti.
Campo minato la sanità, protagonisti pazienti, medici e gli avvocati specializzati nel ramo, figure chiave, oggi, nei contenziosi nati in corsia, sempre più numerosi, sempre più agguerriti.
In dieci anni, dal 1996 al 2006, rivela la statistica annuale dell'Ania, (Associazione nazionale delle imprese assicuratrici) il numero dei sinistri denunciati alle imprese assicurative, diretti sia alle strutture sanitarie che ai singoli medici, è passato da 17mila a 28mila.
Il nostro Sistema sanitario nazionale tra le spese sostenute annovera, ogni anno, ben 500 milioni di euro; soldi usciti dalle casse delle Regioni per stipulare polizze per la responsabilità civile in campo sanitario.
E non c'è medico che non ne abbia stipulato una personale (spendendo dai due ai quattromila euro l'anno), perché - sottolineano i diretti interessati - il rischio di ritrovarsi tra le mani un avviso di garanzia per supposta malpractice (errore medico o mancato funzionamento del sistema-salute) è oramai altissimo, come anche quello di finire tra le maglie di una interminabile causa civile.
Sostiene Stefano Biasioli, presidente del Cimo Asmd, uno dei maggiori sindacati dei medici ospedalieri che "oltre al costo delle assicurazioni, le spese sostenute dallo Stato in questo campo crescono di anno in anno". Tra le voci il ricorso agli accertamenti diagnostici difensivi, ovvero prescritti dal medico come ombrello sotto il quale ripararsi in caso di denuncia, oppure non effettuati per paura di conseguenze gravi. "L'unica soluzione è quella di modificare le regole, istituire un organo in grado di monitorare il rischio sanitario e introdurre nel contratto collettivo la copertura assicurativa obbligatoria", propone Biasioli. Premi elevati, assicurazioni che iniziano a rifiutare specialisti giudicati ad alto rishio, come ginecologi od ortopedici, fanno crescere il timore e diminuire le entrate tra i professionisti della salute.
Ma per Roberto Manzato, direttore Danni non Auto, Vita e Prevenzione, la situazione italiana non è tra le più costose: anzi da noi "vengono applicati i premi tra i più bassi d'Europa, per non parlare degli Stati Uniti. E il ramo sanitario per le assicurazioni è quello maggiormente in perdita".
E la macchina va avanti, le denuncie scattano con molta più facilità di vent'anni orsono anche se, a tutt'oggi, mettere nero su bianco dati certi su quanti medici, ad esempio, siano finiti in un aula di tribunale è difficile.
Tra i rari studi italiani "Epidemiologia del contenzioso medico legale per responsabilità professionale medica", realizzato dall'Università Cattolica, rivela che dal 2000 al 2004 i fascicoli aperti presso la procura di Roma per responsabilità medica sono stati 1119 (nel 2000 erano 240, tre anni dopo 277): il 63% (due su tre) è stato archiviato, per il 12% è stato richiesto il rinvio a giudizio.
Gli specialisti più denunciati i chirurghi (29%) seguiti dai ginecologi (18%) e dagli ortopedici (16%); i medici indagati nei quattro anni sono stati in tutto 1283: il 4% degli iscritti all'albo professionale.
Ad alimentare il motore delle cause, spiegano da più parti, soprattutto la mancata instaurazione del rapporto di fiducia tra camice bianco e paziente. "Negli ultimi quindici anni la percezione dei cittadini dei propri diritti in ambito sanitario è profondamente cambiata", spiega l'avvocato Marco Bona, specializzato in controversie attinenti la responsabilità medico-sanitaria. "Il più delle volte i pazienti che hanno subìto, o credono di aver subìto, un danno si rivolgono a noi perché non sono riusciti a ottenere una spiegazione di quanto accaduto. Ma nessun avvocato serio dà il via a una causa se prima non è più che certo che il cliente abbia subìto un danno evitabile dopo una attenta valutazione di un medico legale e uno specialista".
Punto dolente quello delle consulenze medico legali secondo, Maurizio Maggiorotti, chirurgo ortopedico, presidente di Amami, Associazione dei medici accusati ingiustamente di malpractice: "Il problema a volte sono proprio loro, alcuni non sono preparati per valutare un caso di presunta malpractice. E non esiste un chirurgo che non sia stato denunciato. Questo ha generato il terrore".
Argomento, la paura, sostenuto anche Roberto Tersigni, presidente del Cic, il Collegio dei chirurghi: "Una recente indagine dell'Università Luiss di Roma rileva che l'85% dei chirurghi ha ammesso di aver praticato, in alcune occasioni, la medicina difensiva, di aver agito, cioè, con il pensiero rivolto al boom di cause civili e penali più che al giuramento di Ippocrate".
Il ricorso alla magistratura è cresciuto in maniera esponenziale ma "due denuncie su tre", spiega l'avvocato Gino Obert, specializzato nella difesa dei medici accusati di malpratica, "vengono giudicate infondate. Dall'introduzione del nuovo codice penale, avvenuta nel 1989, le cose sono andate cambiando. La giurisprudenza si è evoluta". E gli studi legali si riempiono. C'è chi punta il dito contro la liberalizzazione, introdotta nel luglio del 2006, dal decreto Bersani che ha abolito le tariffe minime, introducento la pubblicità informativa: "Ma questo non ha in alcun modo influito, piuttosto negli anni si è fatta largo l'idea che la medicina sia infallibile", conclude Obert.
Diverse le proposte all'esame del Parlamento per rendere le cure sicure attraverso riduzione e gestione dell'errore.
Al riguardo il presidente della Commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini, dice che "è fondamentale approvare l'istituzione, nelle strutture sanitarie, delle unità di rischio clinico, mentre sul fronte degli iter procedurali occorre puntare a soluzioni stragiudiziali e più rapide delle vertenze".
Nel frattempo a Roma, nei giorni scorsi, dopo 11 anni di attesa la Cassazione ha condannato due dottoresse del S. Eugenio per aver scambiato un tumore per una bolla d'aria. La paziente è morta nel 1997: la causa l'hanno porta avanti i figli.

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