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07 maggio 2008

COMUNICATO STAMPA

E’ urgente uniformare la normativa italiana a quella europea
in materia di responsabilita’ sanitaria
sul Convegno S.I.C. : “Dal giuramento d’Ippocrate ai codici Rocco e Grandi”.
Torino 9-10 maggio 2008
“In Italia, paradossalmente, mancando ancora un apposito articolo che definisca l’atto sanitario, un chirurgo potrebbe essere messo sotto indagine per lesioni, avendo operato bene ma senza essersi fatto firmare prima il consenso informato dal paziente” così Maurizio Maggiorotti, presidente di A.M.A.M.I. (Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente) sulla presentazione dell’VIII Convegno di Primavera S.I.C., al quale parteciperà intervenendo sull’argomento “Responsabilità professionale Medica”.
Antonio Mussa, presidente del Convegno di Torino, ha riferito che la S.I.C. abbraccia le istanze di A.M.A.M.I. (Associazione Medici Accusati di Malpractice Ingiustamente) insieme alla quale “sta evidenziando da tempo la necessità di creare un Osservatorio dell’errore medico per raccogliere le segnalazioni sui contenziosi civili e penali da aziende ospedaliere, associazioni di tutela dei cittadini, magistratura, assicurazioni e dagli stessi medici”, in modo da “ottenere i primi dati ufficiali sull’errore medico reale e su quello percepito ovvero quello che il paziente considera un errore diagnostico o di trattamento ma che in effetti non è”.
Circa la quantificazione percentuale dell’errore umano in sala operatoria, è critica AMAMI che ricorda come “tutti i dati forniti fino ad oggi non hanno nessun fondamento e
corrispondenza con la realtà e invita tutti a maggior prudenza e a non diffondere
pericolose stime su dati non certi”
.
Rocco Bellantone, Segretario Nazionale SIC, aggiunge: “Ci siamo resi conto che in Italia
mancano norme giuridiche specifiche sull’atto medico e questa è la causa delle sentenze ingiuste. Noi abbiamo incaricato due magistrati: il Consigliere di Cassazione Saverio Mannino e il Sostituto Procuratore in Cassazione Gianfranco Iadecola (considerato uno dei maggiori esperti in fatto di colpa professionale) che proporranno dei piccoli correttivi non per la depenalizzazione dell’atto medico, ma per inserire nel nostro Codice Penale che il medico non sia obbligato a garantire un risultato, ma a fare quanto è in suo potere, meglio che può; in secondo luogo, sul ‘nesso di causalità’, che è necessario ratificare che il medico, se fa un errore, non possa essere equiparato a un automobilista ubriaco che investe un pedone, come accade oggi in Italia”.
Bianca Maria Cataldo, Avvocato del Foro di Perugia e del board giuridico AMAMI: “ E’ ormai urgente uniformare la normativa italiana -in materia di responsabilita’ sanitaria- a quella europea, partendo da una definizione legislativa dell’atto medico. Per limitarsi al diritto penale, la riforma dovrebbe modificare gli articoli 40 , 41 e 43 del C.P. introducendo una particolare definizione di colpa che sia confacente al particolare tipo di attivita’ esercitata dai sanitari e che tenga conto dell’alea terapeutica di ogni intervento. Necessario disciplinare con normative ad hoc i reati di omicidio e lesioni colpose a seguito di intervento terapeutico”.

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